
Negli ultimi due anni molti studi professionali hanno iniziato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generativa per supportare attività quotidiane: redazione di pareri preliminari, sintesi normative, predisposizione di bozze di documenti o ricerca di riferimenti giurisprudenziali.
Questi strumenti possono rappresentare un valido supporto operativo, ma non possono in alcun modo sostituire la competenza professionale del Commercialista.
Anzi, se utilizzati senza metodo, possono introdurre errori anche gravi in ambito fiscale e societario.
L’obiettivo di questo articolo è evidenziare i principali rischi operativi nell’uso dell’AI in ambito fiscale e proporre un metodo concreto per verificare la qualità delle risposte.
Uno degli errori più frequenti consiste nel trattare la risposta dell’intelligenza artificiale come se fosse una fonte normativa o interpretativa ufficiale.
L’AI non è una banca dati giuridica certificata.
È un sistema che genera risposte probabilistiche, basate su grandi quantità di testi, ma non garantisce l’accuratezza normativa.
Un professionista chiede:
“Le spese di rappresentanza sono deducibili integralmente per le imprese?”
Una possibile risposta dell’AI potrebbe essere:
“Le spese di rappresentanza sono deducibili se inerenti all’attività.”
La risposta non è sbagliata, ma è incompleta.
La normativa (art. 108 TUIR) prevede invece limiti percentuali sui ricavi:
| Ricavi | Limite deducibilità |
|---|---|
| fino a 10 mln | 1,5% |
| 10–50 mln | 0,6% |
| oltre 50 mln | 0,4% |
Un professionista che si fermasse alla risposta dell’AI rischierebbe di fornire un parere errato al cliente.

Un altro problema riguarda l’aggiornamento normativo.
Molti sistemi AI non sono costantemente aggiornati con:
Domanda:
“Il limite all’uso del contante è 2.000 euro?”
L’AI potrebbe rispondere:
“Sì, il limite è 2.000 euro.”
Ma il limite oggi è 5.000 euro.
Un errore di questo tipo in un parere professionale può generare responsabilità professionale.
L’intelligenza artificiale tende a fornire risposte generali, mentre la materia fiscale è fortemente casistica.
Domanda:
“Le auto aziendali sono deducibili?”
Risposta AI tipica:
“Sono deducibili al 20%.”
Ma la disciplina cambia a seconda del caso:
| Caso | Deduzione |
|---|---|
| auto uso promiscuo dipendente | 70% |
| agenti e rappresentanti | 80% |
| imprese e professionisti | 20% |
Una risposta generica può indurre in errore il professionista meno esperto.

Uno dei fenomeni più noti dell’AI è la cosiddetta hallucination: la generazione di informazioni plausibili ma inesatte.
In ambito fiscale può tradursi in:
L’AI potrebbe scrivere:
“Secondo la Circolare Agenzia Entrate 14/2019…”
Quando quella circolare non esiste oppure tratta un tema diverso.
Un professionista che riportasse quella citazione senza verificarla rischierebbe di compromettere la credibilità del proprio parere.
Un ulteriore rischio riguarda i calcoli tributari.
L’AI può sbagliare:
Domanda:
“Quanto paga una SRL con 100.000 euro di utile?”
Una risposta automatica potrebbe calcolare solo l’IRES (24%) ignorando:
Il risultato sarebbe tecnicamente fuorviante.

L’intelligenza artificiale può essere utile solo se utilizzata con metodo.
Un professionista dovrebbe sempre applicare almeno quattro livelli di verifica.
Controllare sempre:
Fonti tipiche:
Quando l’AI cita:
è fondamentale controllare che esistano davvero.
Molti errori nascono proprio da citazioni plausibili ma inesatte.
Un Commercialista esperto deve chiedersi:
Se una risposta sembra troppo semplice, spesso lo è.
Il metodo migliore è testare la risposta con un esempio reale.
Ad esempio:
Se il risultato non torna, la risposta va approfondita.

L’intelligenza artificiale può essere utile per:
Ma non dovrebbe mai essere utilizzata come unica fonte decisionale.
Il suo ruolo deve essere quello di assistente informativo, non di consulente.
Ad oggi nessun sistema di intelligenza artificiale può sostituire:
Il diritto tributario non è solo un insieme di norme, ma un sistema complesso fatto di:
Solo un professionista preparato è in grado di valutare queste variabili e assumersi la responsabilità del parere.

L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento potente, destinato a entrare stabilmente negli studi professionali.
Tuttavia, affidarsi passivamente alle sue risposte può generare errori anche gravi, soprattutto in ambito fiscale dove:
Per questo motivo l’AI deve essere utilizzata come supporto alla competenza, non come sostituto.
In definitiva, almeno allo stato attuale della tecnologia, nulla può sostituire la preparazione tecnica, l’esperienza e il senso critico del Commercialista.
È proprio questa competenza che consente al professionista di distinguere una risposta plausibile da una risposta corretta.

