
Negli ultimi anni il termine consulenza strategica è diventato onnipresente.
Visione, pensiero strategico, mindset, purpose, decision making: un lessico raffinato, spesso affascinante. Eppure, quando il Commercialista entra in azienda, l’imprenditore fa sempre la stessa domanda, implicita o esplicita:
“Cosa devo fare domani mattina? E cosa succede ai miei numeri?”
Qui emerge una frattura evidente tra chi parla di strategia e chi la costruisce davvero.
Esiste una corrente di pensiero che descrive la strategia come:
processo mentale,
capacità di “pensare meglio”,
allineamento di valori, visione e intenzioni,
arte del prendere decisioni in condizioni di incertezza.
Tutto corretto, in teoria.
Il problema nasce quando questa impostazione:
non tocca mai un conto economico,
non misura la cassa,
non esplicita un trade-off numerico,
non produce una scelta verificabile.
Il risultato è una strategia che non passa mai dal pensiero all’azione.

Vero.
Ma il pensiero strategico senza numeri resta opinione.
Un imprenditore non decide su concetti astratti, ma su domande concrete:
quanto margine genero?
quanta cassa consumo?
quanto rischio mi sto assumendo?
Senza una traduzione numerica, il “pensiero” non diventa mai decisione.
Anche questo è vero… a metà.
La direzione senza una misura non è direzione, è orientamento vago.
La pianificazione non serve a prevedere il futuro, ma a rendere confrontabili le alternative.
Senza scenari:
base,
migliorativo,
difensivo,
non c’è scelta, solo narrazione.
Qui si tocca il punto più critico.
Chi non entra mai:
nel margine di contribuzione,
nel break-even,
nel capitale circolante,
nel DSCR,
non sta facendo strategia: sta facendo commento.
La strategia vera nasce proprio dall’attrito con i vincoli operativi.

L’imprenditore ha imparato, spesso a sue spese, che:
le parole non pagano stipendi,
la visione non copre i fidi,
il pensiero non sostituisce la liquidità.
Per questo chiede fatti:
“Se aumento i prezzi del 3%, cosa succede all’EBITDA?”
“Se entro in un nuovo canale, quanta cassa mi serve?”
“Questo investimento mi espone o mi protegge?”
Chi non risponde con numeri, viene percepito come esterno alla realtà aziendale.
Fare consulenza strategica non significa rinunciare al pensiero, ma ancorarlo ai numeri.
Una strategia diventa tale solo quando:
esplicita un trade-off,
accetta un rischio misurato,
produce un impatto verificabile.
Ed è qui che il Commercialista ha un vantaggio competitivo enorme, se usa metodo e tecnologia.

Usare strumenti che permettono di:
partire da pochi dati reali,
simulare variazioni di prezzo, volumi, costi, dilazioni,
confrontare utile, cassa e rischio.
Non “vision”, ma alternative numeriche.
Ogni decisione strategica deve mostrare:
EBITDA,
flusso di cassa operativo,
fabbisogno finanziario.
Tecnologie che collegano CE, Stato Patrimoniale e Rendiconto Finanziario permettono di smascherare subito le strategie che “funzionano solo sulla carta”.
La strategia non si “consegna”.
Si costruisce in riunione.
Con simulatori realtime è possibile:
testare ipotesi in pochi minuti,
vedere l’impatto immediato,
decidere subito cosa fare (e cosa non fare).
Questo è il contrario della consulenza teorica: è decisione assistita.
Ogni sessione strategica dovrebbe chiudersi con:
3 azioni eseguibili in 30 giorni,
metriche di controllo chiare (MC%, DSCR, ΔCCN),
un checkpoint temporale.
Se non c’è un prima e un dopo misurabile, non è strategia.

Il Commercialista che:
conosce i numeri,
governa i driver,
usa strumenti di simulazione,
non ha bisogno di “raccontare” la strategia.
La mostra.
E l’imprenditore lo riconosce subito, perché:
capisce,
decide,
agisce.
La consulenza strategica non è:
un linguaggio sofisticato,
un pensiero elevato,
una teoria elegante.
È una scelta difficile resa comprensibile dai numeri.
Chi non ha mai costruito:
un conto economico coerente,
uno scenario di cassa,
un piano che regge allo stress,
può parlare di strategia,
ma non la sta facendo.
Oggi la vera consulenza strategica nasce dall’incontro tra:
competenza professionale,
metodo rigoroso,
tecnologia operativa.
Ed è qui che il Commercialista può fare la differenza reale.

