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Un bilancio troppo perfetto deve farci qualche domanda? Beneish, Benford e il caso in cui il Commercialista non deve accusare nessuno, ma deve capire dove vale la pena guardare meglio

Ci sono clienti che arrivano in Studio con bilanci difficili da interpretare, pieni di tensioni evidenti, margini che si comprimono, debiti che aumentano, crediti che crescono troppo velocemente e numeri che da soli suggeriscono già dove concentrare l’attenzione.

Poi ci sono i casi opposti.

Aziende ordinate, risultati coerenti, utile positivo, numeri apparentemente lineari, magari anche una crescita regolare anno dopo anno. Tutto sembra stare al proprio posto e, proprio per questo, la tentazione è chiudere l’analisi molto in fretta.

È in situazioni del genere che mi sono chiesto quanto fosse utile dare al Finanzialista strumenti capaci non tanto di dire che qualcosa non va, ma di suggerire dove potrebbe essere intelligente fare una domanda in più.

Perché c’è una differenza enorme tra cercare frodi e cercare anomalie.

Ed è su questa differenza che, dentro MasterBANK, abbiamo lavorato molto.

 

Un bilancio può essere corretto e meritare comunque un approfondimento

Immaginiamo un’azienda che presenta un bilancio formalmente impeccabile.

Ricavi in crescita, marginalità stabile, indebitamento sotto controllo, utile in miglioramento.

L’imprenditore è soddisfatto e il Commercialista, guardando i numeri principali, non vede nulla di particolarmente allarmante.

Poi però nasce una curiosità.

Le distribuzioni numeriche sono davvero coerenti?

Esistono pattern che si discostano in modo significativo da ciò che normalmente ci aspetteremmo?

Ci sono combinazioni di indicatori che, pur non dimostrando nulla da sole, suggeriscono che il risultato meriti un approfondimento?

È qui che strumenti come Benford e Beneish diventano estremamente interessanti.

Non perché dicano automaticamente che un bilancio è manipolato.

Sarebbe una sciocchezza.

Ma perché aiutano il professionista a separare una massa enorme di numeri da quelle poche zone nelle quali può avere senso fermarsi e capire meglio.

 

Benford: quando la distribuzione delle cifre racconta qualcosa

La legge di Benford è uno di quegli strumenti che sembrano quasi strani quando li si incontra per la prima volta.

L’idea di fondo è che, in molti insiemi di dati reali, le prime cifre dei numeri non compaiono con la stessa frequenza.

Il numero 1 tende ad apparire più spesso come prima cifra rispetto al 9, secondo una distribuzione matematica ben definita.

Detta così può sembrare quasi una curiosità.

In realtà, applicata con criterio, può diventare un modo utile per individuare dataset che si comportano in modo anomalo rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Il punto, però, è sempre lo stesso.

Un’anomalia non è una prova.

È una domanda.

Se una distribuzione numerica si discosta significativamente dal modello atteso, il Finanzialista non dovrebbe pensare: «Ho trovato una frode».

Dovrebbe pensare:

«Qui vale la pena capire meglio.»

Ed è già moltissimo.

 

Il problema era rendere Benford davvero utile, non soltanto interessante

Quando abbiamo iniziato a lavorare sull’analisi Benford dentro MasterBANK, il rischio era evidente.

Potevamo limitarci a produrre un indicatore sintetico complessivo, magari una MAD generale, e fermarci lì.

Tecnicamente corretto.

Ma professionalmente poco interessante.

Perché il Commercialista, davanti a un’anomalia, deve poter capire dove nasce.

Per questo abbiamo voluto andare più in profondità, arrivando a mostrare non soltanto la misura complessiva, ma anche il comportamento delle singole cifre nell’analisi annuale.

In questo modo il professionista non vede semplicemente un semaforo.

Vede la struttura dell’anomalia.

E questo è molto più utile, perché gli permette di distinguere una deviazione leggera, magari fisiologica, da un comportamento che merita davvero di essere approfondito.

 

Beneish: un altro modo per cercare segnali deboli

Beneish lavora in una direzione diversa.

Qui non guardiamo soltanto la distribuzione delle cifre.

Analizziamo una combinazione di indicatori costruiti per individuare possibili segnali di manipolazione o di qualità non pienamente lineare del risultato.

Anche qui, però, la cosa importante è evitare interpretazioni semplicistiche.

Il modello Beneish non può dirci automaticamente che un’impresa sta manipolando il bilancio.

Può dirci che alcuni rapporti economici e patrimoniali si stanno muovendo in modo tale da meritare attenzione.

Ed è esattamente questo il valore per il Commercialista.

Non una sentenza.

Una priorità di analisi.

 

Il Finanzialista non deve trasformarsi in un investigatore

Questa è una cosa su cui insisterei molto.

Il Commercialista non deve entrare nella riunione con l’imprenditore e dire:

«Il suo bilancio è sospetto perché Benford non torna.»

Sarebbe un errore tecnico e anche commerciale.

Il vero valore sta nel fare qualcosa di molto più intelligente.

Guardare il risultato, capire dove emergono deviazioni, collegarle alle voci di bilancio, verificare se esistono ragioni economiche perfettamente normali che spiegano il fenomeno e solo dopo decidere se serve un approfondimento.

Potrebbe essere un effetto della struttura del piano dei conti.

Potrebbe dipendere dal numero limitato di osservazioni.

Potrebbe derivare da aggregazioni particolari.

Potrebbe esserci una ragione gestionale assolutamente legittima.

Oppure potrebbe davvero esserci qualcosa che merita una verifica.

Il punto è che senza uno strumento che individua rapidamente il segnale, quella domanda forse non sarebbe mai nata.

 

È qui che la tecnologia diventa competenza utilizzabile

Questo è uno dei temi che considero centrali in MasterBANK.

La legge di Benford esiste da molto tempo.

Il modello Beneish anche.

Il problema non è inventare teorie nuove.

Il problema è permettere al Commercialista di usarle davvero.

Perché tra conoscere l’esistenza di un modello e applicarlo in modo efficace su un cliente c’è un’enorme differenza.

Bisogna recuperare i dati, organizzarli, calcolare gli indicatori, interpretare le soglie, confrontare gli anni e soprattutto trasformare tutto in una lettura che abbia senso per il caso concreto.

Se per farlo servono ore, quella competenza rischia di rimanere nel cassetto.

Se invece il professionista può aprire l’analisi, vedere rapidamente dove emergono scostamenti e decidere se approfondire, quella teoria diventa consulenza.

 

Immaginate questo caso in Studio

Il cliente vi porta un bilancio che sembra sano.

Voi lo analizzate e, prima di chiudere il lavoro, aprite Benford.

Vedete che la distribuzione complessiva è abbastanza regolare, ma una certa cifra presenta uno scostamento interessante in un determinato anno.

Poi passate a Beneish e uno degli indicatori mostra un comportamento fuori dalla norma.

A quel punto non avete una risposta definitiva.

Avete qualcosa di molto più utile:

una direzione.

Potete tornare sui conti.

Guardare cosa è successo in quell’anno.

Verificare se una determinata classe di valori ha avuto un comportamento particolare.

Confrontare il dato con la dinamica economica dell’impresa.

E magari scoprire che è tutto perfettamente spiegabile.

Oppure trovare una questione che il cliente stesso non aveva ancora focalizzato.

Questa è una consulenza ad alto valore.

 

Il bello è che il cliente non deve sapere nulla di Benford o Beneish

Come per Penman, anche qui il cliente non ha bisogno di conoscere la teoria.

Deve beneficiare della teoria.

Il Finanzialista può limitarsi a dire:

«Ho fatto alcuni controlli ulteriori sulla struttura dei numeri e ci sono due punti che vorrei capire meglio insieme a lei.»

È una frase completamente diversa da:

«Ho lanciato un algoritmo e il suo bilancio è anomalo.»

La prima apre una conversazione professionale.

La seconda crea allarme.

È anche per questo che, quando miglioriamo queste applicazioni, non lavoriamo soltanto sui calcoli.

Lavoriamo anche sul modo in cui i risultati vengono presentati.

Perché un’analisi sofisticata usata male può fare danni.

Un’analisi sofisticata spiegata bene può diventare uno strumento eccezionale.

 

Il punto non è trovare errori. È fare domande migliori

Questa, secondo me, è la chiave dell’intero approccio.

Un professionista di valore non è quello che trova sempre un problema.

È quello che sa dove guardare.

Benford e Beneish aiutano esattamente in questo.

Portano l’attenzione su aree che, in mezzo a centinaia o migliaia di numeri, potrebbero altrimenti passare inosservate.

Non sostituiscono il giudizio.

Lo rendono più mirato.

 

Anche questa è una consulenza che il cliente vede

Il cliente arriva pensando di parlare del bilancio.

Voi gli fate vedere che avete già superato il livello del semplice commento ai numeri.

Gli mostrate che state facendo verifiche ulteriori, che sapete distinguere un’anomalia da un errore, che non fate allarmismo e che sapete contestualizzare i risultati.

A quel punto il cliente percepisce una cosa molto importante.

Che il bilancio, nelle vostre mani, non è soltanto un documento da chiudere.

È una fonte di informazioni da interrogare.

 

La prova dei 30 giorni, anche qui, deve partire da un caso vero

Se volete provare MasterBANK per 30 giorni gratuitamente, fatelo su un bilancio reale.

Non cercate necessariamente il cliente più problematico.

Prendetene uno che conoscete bene e sul quale avete già una vostra opinione.

Caricate i dati.

Lanciate Benford.

Guardate la MAD complessiva, ma soprattutto entrate nel dettaglio delle cifre.

Poi fate la stessa cosa con Beneish.

Non cercate di confermare ciò che già pensate.

Cercate un elemento che non vi aspettavate.

Se non trovate nulla, va benissimo.

Avete comunque fatto una verifica ulteriore.

Se invece emerge qualcosa, provate a capire perché.

 

Durante i 30 giorni gratuiti non testate l’applicazione. Testate il vostro modo di analizzare

Questo è il punto che considero più interessante.

Il vero esperimento non è capire se il pulsante Benford funziona.

Funziona.

Il vero esperimento è capire se, grazie a quello strumento, voi fate una domanda che prima non avreste fatto.

Per questo durante i 30 giorni gratuiti di MasterBANK vi suggerisco di prendere almeno tre clienti diversi.

Un’azienda molto ordinata.

Una in forte crescita.

Una più complessa.

Lanciate le analisi e guardate se emergono pattern differenti.

Vedrete che la teoria, quando viene applicata a casi reali, smette immediatamente di essere teoria.

 

Perché anche questo distingue il Finanzialista

Il Commercialista tradizionale può guardare un bilancio e dire se i conti tornano.

Il Finanzialista deve riuscire a capire se la storia che quei numeri raccontano è coerente.

È una differenza sottile, ma enorme.

Benford e Beneish non gli danno la verità.

Gli danno nuovi punti di osservazione.

Poi serve competenza.

Serve esperienza.

Serve conoscenza dell’impresa.

Serve capacità di non confondere una deviazione statistica con un giudizio professionale.

Ed è esattamente questo il tipo di competenza che vogliamo rendere disponibile dentro MasterBANK.

 

Dietro una schermata semplice ci deve essere teoria seria

Questo è un principio sul quale non vogliamo scendere a compromessi.

Se un’applicazione appare semplice da usare, benissimo.

Ma dietro devono esserci modelli veri.

Metodi veri.

Controlli veri.

E soprattutto una comprensione seria dei limiti degli strumenti.

Perché il valore non sta nel dire al cliente:

«Abbiamo un’app che fa Benford.»

Il valore sta nel potergli dire:

«Ho controllato anche aspetti che normalmente non emergono dalla lettura tradizionale del bilancio e ci sono due punti sui quali vale la pena ragionare.»

Questa è un’altra categoria professionale.

 

Provalo su un cliente vero

Se vuoi capire perché continuiamo a sviluppare queste applicazioni, sfruttate i 30 giorni di prova gratuita di MasterBANK in questo modo.

Prendi il bilancio di un cliente.

Lanciate l’analisi.

Cerca un segnale.

Poi torna al bilancio e verifica se quel segnale ha una spiegazione economica.

Infine chiama l’imprenditore.

Non parlargli di algoritmi.

Digli:

«Ho fatto alcuni controlli ulteriori sul suo bilancio e vorrei approfondire due aspetti.»

Se da quella frase nasce una conversazione nuova, hai capito il senso del lavoro.

Perché il Finanzialista non è quello che usa più software.

È quello che riesce a vedere prima, capire meglio e fare domande che gli altri non fanno.

Ed è proprio per questo che MasterBANK non vuole essere una semplice raccolta di applicazioni.

Vuole essere un sistema che mette dietro ogni consulenza una quantità di competenza che, senza tecnologia, sarebbe molto più difficile utilizzare in tempo reale.

Se nei tuoi 30 giorni gratuiti riesci a prendere un bilancio che conosci già e a trovare una domanda che non ti eri mai posto, hai già iniziato a capire cosa significa lavorare da Finanzialista.

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