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Intelligenza artificiale e Commercialisti: per Massimo Bolla il futuro non è sostituire il professionista, ma riportarlo dentro le decisioni dell’impresa

Ospite di PMI Stories, il CEO di WIN the BANK ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale, consulenza finanziaria e professione contabile. Al centro dell’intervista una distinzione netta: i calcoli devono restare tracciabili e difendibili, l’interpretazione appartiene al professionista e l’AI può intervenire soltanto dopo, per ampliare scenari e possibilità di analisi.

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente negli studi professionali, ma il punto decisivo non è stabilire quanto lavoro possa svolgere al posto del Commercialista. La questione, semmai, è capire quale parte del processo decisionale possa essere affidata alla tecnologia senza perdere controllo, responsabilità e possibilità di ricostruire le ragioni di una scelta.

È uno dei temi affrontati da Massimo Bolla, CEO di WIN the BANK, durante l’intervista a PMI Stories, dedicata al rapporto tra Commercialisti, piccole imprese e intelligenza artificiale e, più in generale, alla trasformazione che la professione sta attraversando.

La posizione espressa da Bolla parte da una separazione precisa tra tre livelli che, nell’entusiasmo per l’AI generativa, rischiano invece di essere confusi: calcolo, competenza professionale e intelligenza artificiale.

Il primo deve rimanere affidato a procedure deterministiche, perché un dato utilizzato per sostenere una decisione economica o finanziaria deve poter essere verificato, ricostruito e, se necessario, difeso; il secondo appartiene al professionista, che conosce l’impresa, la sua storia e il contesto nel quale quei numeri sono maturati; soltanto successivamente può entrare l’intelligenza artificiale, utilizzata per esplorare scenari, sviluppare ipotesi, organizzare informazioni e arricchire l’analisi.

Una distinzione tutt’altro che teorica, soprattutto quando un imprenditore utilizza direttamente strumenti generativi caricando un bilancio e chiedendo una valutazione sulla propria azienda. Una risposta linguisticamente convincente, ha osservato Bolla, non diventa per questo una risposta professionalmente corretta, soprattutto quando chi la riceve non possiede gli strumenti necessari per verificarne presupposti, calcoli e conclusioni.

 

Il vero problema è quando arriva il Commercialista

L’intervista ha però spostato rapidamente il tema dalla tecnologia al rapporto tra professionista e impresa.

Secondo Bolla, infatti, la questione centrale per il Commercialista non è imparare semplicemente a utilizzare nuovi strumenti, ma riuscire a entrare nelle decisioni dell’imprenditore prima che queste siano già diventate fatti aziendali.

Il caso descritto durante PMI Stories è volutamente semplice: un imprenditore si presenta in banca per ottenere un finanziamento, riceve un rifiuto e soltanto successivamente si rivolge al Commercialista chiedendogli di spiegare che cosa sia accaduto.

È una dinamica che racconta molto più di un problema bancario.

Se il professionista viene coinvolto soltanto dopo il rifiuto, dopo l’investimento, dopo l’assunzione o quando la liquidità è già diventata insufficiente, la sua competenza viene utilizzata prevalentemente per interpretare conseguenze. Il salto proposto da Bolla consiste invece nel trasformare il Commercialista da interlocutore degli adempimenti e del passato a interlocutore delle decisioni.

Non si tratta, quindi, semplicemente di produrre un’analisi più velocemente.

La velocità diventa importante perché l’imprenditore prende decisioni in tempi molto diversi da quelli tradizionali della consulenza: vuole sapere se può permettersi un investimento, quanto debito può sostenere, quale effetto avrà un’assunzione, perché la liquidità diminuisce nonostante il fatturato o quali condizioni dovrebbe migliorare prima di tornare in banca.

In quel momento una prima risposta chiara può cambiare il rapporto tra cliente e professionista, perché rende immediatamente visibile il valore di un approfondimento successivo.

 

MasterBANK e l’idea della consulenza che parte da una domanda

È all’interno di questa impostazione che Bolla ha presentato MasterBANK, il sistema operativo sviluppato da WIN the BANK.

La logica dichiarata non è quella di sostituire il Commercialista attraverso un automatismo che restituisca una diagnosi, ma di consentirgli di partire dalla domanda concreta dell’imprenditore, utilizzare dati e metodologie verificabili per costruire rapidamente una prima risposta e trasformarla, quando necessario, nell’inizio di un percorso consulenziale più ampio.

È anche una questione di percezione economica.

Un professionista associato principalmente a dichiarazioni, scadenze e obblighi amministrativi rischia inevitabilmente di essere percepito dall’impresa come un costo; quando lo stesso professionista contribuisce invece a valutare un investimento prima che venga realizzato, a comprendere la sostenibilità di un debito o a misurare gli effetti finanziari di una scelta, entra in un territorio completamente diverso.

Non vende più soltanto tempo o produzione documentale: contribuisce a ridurre l’incertezza con cui l’imprenditore prende una decisione.

 

Guarda Intervista completa

 

Il Finanzialista come evoluzione del Commercialista

Da questa impostazione nasce anche la figura del Finanzialista, presentata nell’intervista non come alternativa al Commercialista, ma come una sua possibile specializzazione.

L’obiettivo è portare competenze economiche, finanziarie e previsionali anche nelle piccole e micro imprese, evitando però di trasferire su queste ultime modelli consulenziali pensati per organizzazioni molto più grandi, costosi e difficilmente comprensibili per l’imprenditore.

È probabilmente uno dei passaggi più interessanti dell’intervista, perché tocca un problema strutturale del mercato italiano: proprio le imprese più piccole, che avrebbero maggiore bisogno di supporto nelle decisioni finanziarie, sono spesso quelle che dispongono di minori strumenti interni e che possono sostenere con maggiore difficoltà consulenze lunghe e complesse.

La sfida diventa allora rendere la consulenza rigorosa senza renderla incomprensibile, veloce senza trasformarla in superficialità e sostenibile economicamente senza impoverirne il contenuto professionale.

Da qui la sintesi utilizzata da Bolla durante PMI Stories: «Ogni piccolo imprenditore merita un Finanzialista al suo fianco».

 

L’AI può automatizzare il lavoro. Non la responsabilità

Sul fondo rimane inevitabilmente la domanda che accompagna ormai ogni discussione sull’intelligenza artificiale: che cosa resterà del lavoro del Commercialista quando una parte crescente delle attività potrà essere automatizzata?

Per Bolla la risposta passa proprio dalla distinzione tra attività e responsabilità.

Le attività routinarie saranno sempre più automatizzabili e molte lo sono già; questo, tuttavia, può rappresentare anche l’occasione per liberare il professionista da una parte del lavoro che negli anni lo ha assorbito, riportandolo verso quella funzione di interlocutore strategico che storicamente aveva nei confronti dell’imprenditore.

Perché un algoritmo può elaborare dati, un sistema può automatizzare procedure e un’intelligenza artificiale può suggerire scenari estremamente sofisticati, ma quando una decisione riguarda un investimento, un finanziamento, un’assunzione o la continuità stessa di un’impresa rimane una questione che la tecnologia, almeno oggi, non può assorbire: la responsabilità professionale della decisione e delle conseguenze che quella decisione avrà sulle persone.

È forse questo il messaggio più netto emerso dall’intervista a PMI Stories: il futuro del Commercialista non si gioca nella competizione con l’intelligenza artificiale, ma nella capacità di utilizzare la tecnologia per abbandonare progressivamente il ruolo di semplice interprete di ciò che è già accaduto e tornare a essere presente nel momento in cui l’imprenditore deve scegliere che cosa fare.

Non dopo la decisione.

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