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Il rating del cliente: quanto credito può concedere davvero uno studio professionale?

Concedere credito a un cliente non significa soltanto emettere una fattura con pagamento a 30, 60 o 90 giorni.

Ogni volta che il Commercialista anticipa lavoro, tempo, competenze e responsabilità senza incassare immediatamente, sta assumendo un rischio finanziario.

Di fatto, lo Studio diventa finanziatore del cliente.

Il problema è che questa decisione viene spesso presa senza un metodo preciso. Si guarda alla conoscenza personale, alla dimensione dell’impresa, alle promesse ricevute o al rapporto costruito negli anni. Tutti elementi importanti, ma non sufficienti per stabilire:

  • se concedere credito;
  • per quale importo;
  • con quali scadenze;
  • quali garanzie richiedere;
  • quando ridurre o interrompere l’esposizione.

Serve quindi un sistema capace di trasformare le informazioni disponibili in un rating operativo del cliente.

Non un giudizio astratto, ma una valutazione utilizzabile per decidere concretamente quanto rischio lo Studio è disposto ad assumere.

 

Il credito professionale è un investimento

Quando uno Studio svolge attività prima di incassare, investe risorse proprie nel rapporto con il cliente.

Anticipa:

  • ore di lavoro dei professionisti;
  • attività dei collaboratori;
  • costi organizzativi;
  • responsabilità tecniche;
  • attenzione sottratta ad altri incarichi;
  • capacità produttiva che non potrà essere recuperata.

Se il cliente paga regolarmente, il credito concesso rimane uno strumento commerciale.

Se il cliente paga in ritardo, collabora male o accumula esposizione, quel credito diventa un costo.

Per questo il tema non dovrebbe essere affrontato soltanto quando una fattura è già scaduta. La valutazione dovrebbe avvenire prima, nel momento in cui si decide la struttura economica e finanziaria dell’incarico.

 

Dal giudizio personale al rating del cliente

Un rating di Studio consente di attribuire a ogni cliente un punteggio sintetico, per esempio da 0 a 100.

Il punteggio può derivare dalla combinazione di quattro aree principali:

  1. storico dei rapporti;
  2. solidità economica e finanziaria;
  3. qualità organizzativa e trasparenza;
  4. profilo comportamentale.

Ogni area osserva un aspetto diverso del rischio. Il valore finale permette di classificare il cliente e collegare la classe di rating a una precisa politica di credito.

1. Lo storico dei rapporti

Il comportamento passato è uno degli indicatori più importanti.

Lo Studio dovrebbe valutare:

  • regolarità nel pagamento delle parcelle;
  • rispetto delle scadenze concordate;
  • presenza di insoluti o solleciti ricorrenti;
  • richieste frequenti di rinvio;
  • puntualità nell’invio dei documenti;
  • capacità di rispettare gli impegni assunti;
  • stabilità del rapporto con consulenti e fornitori.

Un cliente che ha sempre pagato puntualmente presenta un rischio diverso da un cliente che salda soltanto dopo numerosi solleciti.

Allo stesso modo, un cliente che consegna documentazione incompleta o in ritardo può generare costi indiretti rilevanti, anche quando alla fine paga.

Lo storico non deve quindi limitarsi alla sola solvibilità. Deve misurare anche la qualità operativa della relazione.

2. La solidità economica e finanziaria

Il secondo blocco riguarda la capacità effettiva del cliente di sostenere gli impegni.

Tra gli elementi da considerare:

  • liquidità disponibile;
  • andamento dei margini;
  • livello di indebitamento;
  • utilizzo degli affidamenti bancari;
  • regolarità verso banche e fornitori;
  • presenza di tensioni di cassa;
  • sostenibilità dei debiti;
  • concretezza dei ricavi attesi.

Un’impresa può avere un buon fatturato e, nello stesso tempo, non disporre della liquidità necessaria per pagare puntualmente.

Per questo il volume d’affari, da solo, non rappresenta una garanzia.

Il rating deve distinguere tra:

  • capacità economica di generare reddito;
  • capacità finanziaria di produrre cassa;
  • disponibilità immediata per rispettare le scadenze.

3. La qualità organizzativa e la trasparenza

Il rischio cresce quando il cliente non fornisce informazioni chiare o non consente allo Studio di verificare tempestivamente la situazione.

Occorre valutare:

  • qualità e completezza dei dati;
  • affidabilità della contabilità interna;
  • presenza di budget e previsioni;
  • chiarezza delle responsabilità;
  • tempi di risposta;
  • capacità di programmare;
  • disponibilità a condividere criticità;
  • dipendenza da eventi o soggetti esterni.

Un cliente trasparente permette allo Studio di intervenire prima che la situazione degeneri.

Un cliente opaco, invece, rende difficile distinguere un ritardo occasionale da una crisi strutturale.

La qualità informativa diventa quindi una componente vera e propria del merito creditizio.

4. Il profilo comportamentale

Esiste infine una dimensione che i numeri non riescono a rappresentare completamente: il comportamento.

Lo Studio dovrebbe osservare:

  • serietà nella comunicazione;
  • coerenza tra parole e fatti;
  • atteggiamento verso gli impegni;
  • reputazione professionale;
  • modalità con cui affronta i problemi;
  • disponibilità a concordare soluzioni;
  • tendenza a trasferire responsabilità;
  • rispetto per il lavoro dei professionisti.

Un cliente può attraversare una fase temporanea di difficoltà ed essere comunque affidabile.

Al contrario, un cliente economicamente solido può presentare un rischio elevato se considera sistematicamente il pagamento dei consulenti una priorità secondaria.

Il rating deve quindi misurare non soltanto la capacità di pagare, ma anche la volontà di pagare.

 

Dalla valutazione al semaforo operativo

Il punteggio finale può essere tradotto in tre classi immediate.

Rating verde

Il cliente presenta un buon livello di affidabilità.

Lo Studio può valutare:

  • normali dilazioni di pagamento;
  • plafond di credito più elevato;
  • fatturazione periodica;
  • minore necessità di anticipi;
  • maggiore elasticità commerciale.

Il rating verde non significa assenza di rischio. Significa che il rischio appare compatibile con una politica ordinaria di credito.

Rating giallo

Sono presenti elementi di attenzione.

In questi casi è opportuno prevedere:

  • acconto iniziale;
  • pagamenti intermedi;
  • esposizione massima prestabilita;
  • scadenze più brevi;
  • domiciliazione o strumenti di pagamento automatici;
  • verifica periodica della posizione;
  • sospensione automatica al superamento del plafond.

Il cliente può essere gestito, ma non dovrebbe ricevere credito senza limiti.

Rating rosso

Il rischio risulta elevato o concentrato in più aree.

Lo Studio dovrebbe orientarsi verso:

  • pagamento anticipato;
  • compenso interamente coperto prima dell’attività;
  • incarichi limitati;
  • nessuna nuova lavorazione in presenza di arretrati;
  • piano di rientro formalizzato;
  • eventuale rinuncia all’incarico.

Concedere ulteriore credito a un cliente già esposto e fragile non rafforza la relazione. Aumenta soltanto il rischio di perdita.

 

Dal rating al plafond di credito

Il vero valore del sistema emerge quando il rating viene collegato a un importo massimo.

Per ogni cliente lo Studio può definire un plafond di esposizione, cioè il valore massimo delle prestazioni già eseguite e non ancora incassate.

Il plafond può dipendere da:

  • classe di rating;
  • compenso annuo;
  • anzianità del rapporto;
  • puntualità storica;
  • rilevanza del cliente;
  • capacità finanziaria dello Studio;
  • concentrazione complessiva del rischio.

Un esempio di policy potrebbe essere:

  • rating verde: credito fino a due o tre mensilità di compenso;
  • rating giallo: credito massimo pari a una mensilità;
  • rating rosso: nessun credito, salvo garanzie o pagamento anticipato.

Non esiste una soglia valida per tutti. Ogni Studio deve definire la propria politica in base alla struttura dei costi e alla propria capacità finanziaria.

L’importante è che la decisione non sia casuale.

 

Il rating non deve restare statico

La valutazione iniziale è soltanto il punto di partenza.

Il rating dovrebbe essere aggiornato quando si verificano eventi significativi:

  • ritardi nei pagamenti;
  • aumento dell’esposizione;
  • perdita di un cliente importante;
  • riduzione degli affidamenti bancari;
  • peggioramento dei margini;
  • cambio nella proprietà o nella governance;
  • contenziosi;
  • mancato invio dei dati;
  • richieste anomale di rinvio;
  • accordi di rientro non rispettati.

Un cliente inizialmente verde può diventare giallo o rosso.

Allo stesso modo, un cliente in difficoltà può migliorare se rispetta un piano di rientro e ripristina condizioni di regolarità.

Il rating deve quindi essere uno strumento dinamico, non un’etichetta permanente.

 

Il vantaggio per lo Studio

Adottare un sistema di rating permette al Commercialista di migliorare contemporaneamente:

  • qualità delle decisioni;
  • controllo dei crediti;
  • gestione della liquidità;
  • selezione della clientela;
  • negoziazione degli incarichi;
  • coerenza tra i collaboratori;
  • prevenzione degli insoluti;
  • redditività dello Studio.

Consente inoltre di affrontare la trattativa con maggiore chiarezza.

La richiesta di un acconto o di una scadenza più breve non viene più presentata come una decisione personale o punitiva. Diventa la conseguenza di una policy applicata in modo uniforme.

 

Il rating come strumento di relazione

Attribuire un rating non significa giudicare moralmente il cliente.

Significa stabilire quali condizioni rendono sostenibile il rapporto per entrambe le parti.

Un cliente con rating giallo potrebbe essere perfettamente gestibile con:

  • un anticipo;
  • un piano a milestone;
  • un limite di esposizione;
  • una revisione periodica;
  • una maggiore trasparenza finanziaria.

Anche il rating rosso non comporta necessariamente l’interruzione immediata del rapporto. Può indicare la necessità di passare temporaneamente a pagamenti anticipati o di definire un piano di rientro.

Il rating serve quindi a costruire relazioni più solide, non a irrigidirle.

 

Una nuova responsabilità del Commercialista

Il Commercialista analizza quotidianamente la solvibilità delle imprese, i loro flussi finanziari, la sostenibilità dei debiti e il rapporto con il sistema bancario.

Dovrebbe applicare la stessa disciplina anche al proprio Studio.

Non è coerente aiutare i clienti a gestire il capitale circolante e, contemporaneamente, concedere internamente credito senza soglie, senza controlli e senza una valutazione strutturata.

La domanda corretta non è soltanto:

Il cliente pagherà?

La domanda professionale diventa:

Quanto credito possiamo concedere a questo cliente, per quanto tempo e a quali condizioni, senza compromettere l’equilibrio finanziario dello Studio?

Trasformare questa domanda in un rating significa passare dalla percezione alla gestione.

Ed è proprio in questo passaggio che il credito commerciale smette di essere un rischio subito e diventa una decisione consapevole.

 

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