Cookies: Questo sito utilizza cookies indispensabili per il suo funzionamento, di profilazione prima parte e cookies di terze parti.
Cliccando su ACCETTA I COOKIES, utilizzando questo sito, scorrendo questa pagina, o registrandoti, presti il consenso all'uso dei cookies.
Per saperne di più clicca qui.

ACCETTA I COOKIES

Le Ultime dal Blog

Cosa ottiene un Commercialista da una analisi finanziaria professionale

Un commercialista che ha seguito per la prima volta una mia lezione mi ha scritto una lettera nella quale, quasi stupito, riconosceva che, pur sapendo qualsiasi Commercialista cosa sia un rendiconto finanziario, non avrebbe mai pensato di poterne trarre tali e tante informazioni professionali.

Il primo passo per costruire un sistema di analisi finanziaria professionale è la riscrittura del bilancio, e quindi sia del conto economico sia dello stato patrimoniale, ma anche del rendiconto finanziario, in logica finanziaria. Dei tre conti, il terzo è certamente sia il più complesso, sia il più importante per la discussione inerente la pianificazione finanziaria d’impresa.

Pertanto, per la costruzione del più ampio modello di un sistema di rating sintetico, usato dal nostro studio professionale, dovremo partire dal rendiconto finanziario, ed è proprio di questo che parlo in questo articolo.

 

La tematica

Il libero professionista ha, ovviamente, la nozione di rendiconto finanziario, ci mancherebbe. Non sapesse cosa sia, non sarebbe tale.

Tuttavia, fatevi quattro semplici domande:

  1. Sapete calcolarlo con un vostro sistema interno di calcolo operativo?
  2. Sapete usare sia la il linguaggio italiano sia quello internazionale?
  3. Sapete dimostrare che quadri con più forme di quadratura?
  4. Sapete usarlo a fini di consulenza professionale?

La prima domanda chiede espressamente se sappiamo, da un bilancio, fare il rendiconto, in termini operativi; non se sappiamo la definizione teorica (quella si dà per nota).

La seconda chiede espressamente se sappiamo usare sia la terminologia italiana, sia quella internazionale, considerando i diversi approcci (partendo l’una da un reddito netto, l’altra da un EBIT).

La terza chiede espressamente se sappiamo quadrare i due linguaggi e i due rendiconti, dato che partono da diversi approcci (cioè da redditi ante e dopo le imposte).

Infine – cosa più importante – sappiamo usare le informazioni che genera e sappiamo venderle in modo professionale sul mercato?

Se la vostra risposta è positiva a tutte le quattro domande, potete evitare di continuare la lettura.

 

Un consiglio professionale

Consiglio di usare sia il modello italiano, volto a chiarire la formazione e la composizione e variazione della PFN (posizione finanziaria netta e saldo dei flussi di cassa), sia la versione anglosassone internazionale.

La seconda, per quanto certamente meno nota, è quella largamente più usata sul versante finanziario ed è già uno standard di riferimento nella prassi operativa. Non esiste banca o intermediario finanziario – per non parlare di fondo di equity a vario titolo – che non discuta di free cash flows e unlevered cash flows. Se non siamo in grado di calcolarli, non siamo interlocutori attendibili di quei mondi.

Pertanto, il mio consiglio è di usare sempre anche il linguaggio internazionale.

Quanto segue è lo schema operativo da usare, che io ho implementato nel mio modello professionale di calcolo, con riferimento a questo tema.

Si tratta di una pagina tratta dal manuale (di 443 pagine) che spiega come si sviluppi il modello, che contiene decine di fogli di lavoro, poiché si deve partire dai bilanci, per ottenere poi riclassificazioni di base, intermedie e finali. Naturalmente parlo del solo manuale sul tema dell’analisi finanziaria professionale, che costituisce uno dei 12 manuali di un percorso più ampio.

Vi consiglio di usare questo schema operativo nella vostra vita professionale.

Io l’ho applicato e messo in pratica nel mio modello di calcolo, con risultati sempre soddisfacenti per i clienti e con considerevole ambito di consulenza professionale, doverosamente retribuita, in un mercato scarsamente competitivo.

 

Applicazioni professionali

Naturalmente, quando si formulano degli schemi operativi tratti da linguaggi meno consueti (current cash flow, operatingo cash flow, unlevered cash flow, free cash flow, financial flow), emergono le solite perplessità.

Molti commercialisti, indubbiamente insoddisfatti di corsi che predicano fogli di carta, schemi e fotocopie di libri inglesi – quanti in vent’anni ne ho seguito io stesso? – potrebbero giustamente essere sospettosi, e dubitare.

L’unico modo di non dubitare è quello di vedere i risultati.

Fortunatamente, nella nostra materia, è facile dimostrare i risultati, poiché si tratta di numeri, di quadrature e di “prove del nove”.

Vi offro un ulteriore consiglio operativo.
La grande prova del nove è, semplicemente, quella di verificare che il delta cassa del rendiconto finanziario coincida con il delta cassa dello stato patrimoniale, cioè con il saldo tra la posta “cassa e banche” in attivo dello stato patrimoniale dell’anno x e quello dell’anno successivo.

La grande valenza professionale del rendiconto finanziario non sta, infatti, nel quantitativo del delta cassa; per questo, basterebbe semplicemente osservare il saldo tra due stati patrimoniali. Allora, perché fare un modello, anche molto sofisticato, per trovare tale prospetto, in diversi linguaggi, italiano e internazionale?

Per capire non quanta cassa si produce, ma dove e come si produce.

Questa risposta, se strutturata in un sistema di rating sintetico, cioè proprietario, testato e validato dal proprio studio professionale, ha un enorme valore professionale. Infatti, tutta la pianificazione finanziaria, sia con portatori di capitale di rischio (Equity), sia con portatori di capitale di debito (Debt), si traduce nel termine complessivo di financial flow, che occorre sapere calcolare, dimostrare, documentare e quadrare.

Il financial flow, partendo dallo schema professionale sopra raccomandato, è perfettamente ricostruibile, nei passaggi operativi indicati in questo esempio professionale, che dimostra come sia operativamente possibile costruire anche l’ultimo pezzo, dagli unlevered cash flows ai free cash flows.

La variazione di cassa, sia nella versione italiana (a variazione della PFN), sia in quella anglosassone internazionale (a variazione del financial flow), è l’elemento imprescindibile della negoziazione finanziaria professionale.

Solo con tali strumenti, il commercialista è in grado di fare analisi del passato e pianificazione finanziaria del futuro.

Le applicazioni professionali dello schema sopra suggerito sono quindi molte, e vanno dalla costruzione di un sistema di rating sintetico alla analisi finanziaria del bilancio a scopo previsionale di rating, dalla costruzione di un PEF alla costruzione di un prospetto di asset e liabilities corretto.

 

Conclusioni

In questo articolo ho voluto accennare al più basilare dei modelli, cioè alla costruzione del rendiconto finanziario come perno del sistema di rating sintetico. Taluno potrebbe obiettare: ma io opero solo con piccole imprese!

Appunto.
Proprio loro, sono quelle che in Italia hanno maggiore bisogno di consulenza qualificata.

Questo linguaggio, per mie frequentazioni, anche di ieri, con importanti banchieri italiani, mi viene confermato essere quello che sarà universalmente adottato dal mondo finanziario di domani mattina. Già oggi, è così, anche se i più non lo hanno ancora scoperto.

Tale modo di ragionare, di pianificare, di agire, considera la cassa come la base della pianificazione aziendale. Si pensi all’enorme valore di queste informazioni – inter alia – nella pianificazione necessaria alla risoluzione della grande tematica della “crisi di impresa”.

Dotare l’azienda di sistemi di analisi sia retroattiva, sia previsionale, in ordine ai flussi di cassa, può costituire la differenza tra il fare correre agli amministratori rischi oppure no. In questo, laddove molti vedono nelle recenti norme soltanto dei problemi, io vedo enormi opportunità, soprattutto per il commercialista. Tali opportunità sono sia di mantenimento della propria clientela aziendale, sia di accrescimento del proprio parco clienti, perché le piccole e micro imprese, soprattutto, sono impreparate al cambiamento.

A patto, naturalmente, che si doti egli stesso di strumenti atti a gestire professionalmente il cambiamento, perché sarà imminente, di ampia portata e radicale.

Ti è piaciuto? Condividi l'articolo!