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Cosa avrebbe fatto un Finanzialista? Episodio 6 – Fisker: un buon prodotto non basta se manca un’azienda capace di sostenerlo

Fisker aveva tutto ciò che, almeno in apparenza, dovrebbe servire per costruire un’azienda di successo.

Un marchio riconoscibile.

Un fondatore carismatico.

Un mercato in forte crescita.

Un prodotto capace di attirare attenzione.

Ordini, investitori, aspettative e una narrazione perfettamente inserita nella transizione verso l’auto elettrica.

Da fuori, il progetto sembrava promettente.

Poi sono arrivati i problemi.

Ritardi.

Difficoltà nelle consegne.

Assistenza insufficiente.

Ricambi difficili da reperire.

Clienti insoddisfatti.

Liquidità sempre più ridotta.

Quando la crisi è diventata evidente, molti hanno cercato una spiegazione semplice.

Il mercato dell’elettrico stava rallentando.

La concorrenza era troppo forte.

Il prodotto aveva difetti.

La produzione era complessa.

Tutte spiegazioni plausibili.

Ma un Finanzialista avrebbe posto una domanda diversa.

 

Fisker stava costruendo soltanto un’automobile oppure stava costruendo anche un’azienda capace di venderla, consegnarla, assisterla e sostenerla nel tempo?

È una differenza fondamentale.

Molte imprese nascono da una buona idea.

Alcune nascono da un ottimo prodotto.

Pochissime, però, comprendono subito che il prodotto rappresenta soltanto una parte del sistema.

Un’azienda deve produrre.

Deve vendere.

Deve consegnare.

Deve incassare.

Deve assistere il cliente.

Deve gestire i reclami.

Deve mantenere le promesse commerciali.

Deve avere persone, processi, liquidità e organizzazione sufficienti per reggere la crescita.

Quando manca uno di questi elementi, il successo commerciale può trasformarsi rapidamente in un problema finanziario.

Il caso Fisker è particolarmente interessante per un Commercialista perché ricorda da vicino ciò che accade in molte piccole e medie imprese.

L’imprenditore è convinto di avere un prodotto eccellente.

E spesso ha ragione.

La qualità è elevata.

Il mercato risponde.

I clienti fanno richieste.

Gli ordini aumentano.

A quel punto l’attenzione si concentra quasi interamente sulle vendite.

Bisogna produrre di più.

Consegnare più rapidamente.

Acquisire nuovi clienti.

Espandersi.

 

Tutto sembra ruotare attorno alla crescita commerciale.

Ma nel frattempo iniziano a comparire problemi che nessuno considera strategici.

L’amministrazione non riesce a seguire il volume delle operazioni.

Il magazzino diventa difficile da controllare.

L’assistenza clienti si riempie di richieste.

I fornitori chiedono pagamenti anticipati.

I clienti pagano in ritardo.

I margini reali sono diversi da quelli stimati.

Le persone lavorano in emergenza.

L’azienda continua a vendere, ma perde il controllo.

È in quel momento che il Finanzialista dovrebbe intervenire.

Non quando i conti sono già compromessi.

Molto prima.

Dovrebbe chiedere:

Quanto costa realmente consegnare il prodotto?

Quale margine rimane dopo assistenza, garanzie, logistica e resi?

Quanto capitale circolante richiede ogni nuovo ordine?

Quanti mesi di cassa restano se le consegne rallentano?

Quali costi continueranno a esistere anche se le vendite diminuiscono?

Quanto capitale serve ancora prima di raggiungere il punto di equilibrio?

Sono domande che cambiano completamente la lettura del business.

Perché il fatturato non racconta tutto.

Un prodotto può vendere bene e generare poca cassa.

Può avere un margine teorico interessante e un costo complessivo insostenibile.

Può creare entusiasmo nel mercato e contemporaneamente distruggere valore all’interno dell’azienda.

È uno dei paradossi più pericolosi nella vita di un’impresa.

Più il prodotto piace, più l’azienda rischia di essere travolta dalla propria incapacità di sostenerlo.

Fisker aveva scelto un modello industriale che prevedeva una forte esternalizzazione della produzione.

In teoria, questo avrebbe dovuto ridurre la necessità di investimenti diretti e aumentare la flessibilità.

Ma esternalizzare non significa eliminare la complessità.

Significa spostarla.

 

Quando la produzione, la logistica, il software, l’assistenza e la distribuzione dipendono da soggetti diversi, l’azienda deve avere una capacità di coordinamento ancora maggiore.

Deve controllare tempi, qualità, costi e responsabilità.

Deve essere in grado di intervenire rapidamente quando qualcosa non funziona.

Se questa struttura non è pronta, il modello che doveva rendere l’azienda più leggera può renderla invece più fragile.

Anche questo è un tema molto vicino alle imprese italiane.

Molte PMI esternalizzano parte della produzione.

Affidano attività a terzisti.

Utilizzano agenti.

Si appoggiano a piattaforme commerciali.

Delegano logistica, informatica e assistenza.

È spesso una scelta corretta.

Ma ogni attività esternalizzata crea una nuova dipendenza.

Il Finanzialista non si limita a calcolare il risparmio immediato.

Valuta anche il rischio.

Cosa succede se il fornitore ritarda?

Se aumenta i prezzi?

Se la qualità diminuisce?

Se un partner strategico interrompe il rapporto?

Se l’azienda deve improvvisamente internalizzare una parte del processo?

Sono scenari che devono essere considerati prima.

Non dopo.

Il caso Fisker mostra anche un altro problema molto comune.

La distanza tra promessa commerciale e capacità operativa.

Vendere è relativamente facile quando il prodotto è nuovo, il mercato è interessato e la comunicazione è efficace.

Mantenere ciò che è stato promesso è molto più difficile.

Ogni consegna in ritardo.

Ogni ricambio mancante.

Ogni cliente non assistito.

Ogni problema non risolto.

Tutto questo non produce soltanto un danno reputazionale.

Produce un costo.

Resi.

Sconti.

Interventi.

Garanzie.

Perdita di clienti.

Riduzione dei prezzi.

Aumento delle spese commerciali.

Minore fiducia del mercato.

Il costo della disorganizzazione raramente appare in una sola voce di bilancio.

Si distribuisce ovunque.

Proprio per questo è difficile da vedere.

Ed è qui che serve un professionista capace di unire informazioni quantitative e qualitative.

Il Commercialista tradizionale può osservare l’aumento dei costi.

Il Finanzialista cerca la causa organizzativa che li sta generando.

Può vedere che il margine si sta riducendo.

Ma soprattutto cerca di capire se il problema nasce dal prezzo, dalla produzione, dalla logistica, dall’assistenza, dalla qualità o dal modello commerciale.

Questo passaggio è fondamentale.

 

Perché un’analisi utile non si limita a descrivere il problema.

Deve aiutare a scegliere.

Se i costi di assistenza aumentano, non basta dire che il margine è diminuito.

Bisogna capire se conviene migliorare il prodotto, rafforzare il servizio, modificare i contratti, aumentare i prezzi o cambiare il modello distributivo.

Il valore del consulente nasce qui.

Non nell’indice.

Nella decisione.

È per questo che la figura del Finanzialista può rappresentare un’evoluzione naturale per il Commercialista.

Il Commercialista conosce già l’azienda.

Conosce la sua storia.

Conosce i soci.

Conosce la struttura economica e patrimoniale.

Ha accesso a informazioni che altri consulenti non possiedono.

Quello che spesso manca non è la conoscenza del cliente.

È un metodo capace di trasformare quella conoscenza in consulenza strategica.

Il Finanzialista non abbandona il bilancio.

Lo usa come punto di partenza.

Aggiunge analisi della marginalità.

Controllo economico.

Budget finanziario.

Valutazione degli investimenti.

Analisi dei costi.

Stress test.

Scenari alternativi.

Informazioni qualitative sull’organizzazione, sul mercato, sui clienti e sui fornitori.

È esattamente questa integrazione che permette di comprendere se una buona idea può diventare una buona azienda.

 

MasterBANK nasce con questo obiettivo.

Non fornire al Commercialista soltanto altri numeri.

Ma aiutarlo a osservare l’impresa in modo più completo.

Attraverso strumenti professionali, simulazioni, analisi di bilancio, pianificazione economica e finanziaria, valutazione d’azienda, controllo dei costi e Intelligenza Artificiale, il professionista può affrontare domande che normalmente rimangono fuori dalla consulenza tradizionale.

Il punto non è prevedere ogni difficoltà.

È costruire un’azienda capace di affrontarla.

Questo vale per una casa automobilistica.

Ma vale ancora di più per una PMI.

Una piccola impresa ha meno capitale.

Meno persone.

Meno alternative.

Meno tempo per correggere gli errori.

Per questo avrebbe bisogno di un consulente capace di agire prima.

Non quando la banca riduce gli affidamenti.

Non quando i fornitori iniziano a chiedere pagamenti anticipati.

Non quando i clienti protestano.

Prima.

Quando esistono ancora diverse alternative possibili.

È qui che il Commercialista può diventare molto più importante per il proprio cliente.

Non soltanto il professionista che interviene quando esiste un obbligo.

Ma la persona che l’imprenditore consulta prima di prendere una decisione.

Questo cambia il rapporto.

Cambia il valore percepito.

Cambia anche il modo in cui lo Studio può costruire nuovi servizi professionali.

Un imprenditore difficilmente pagherà molto per sentirsi raccontare ciò che è già successo.

È molto più disposto a investire in una consulenza che può evitare un errore, proteggere la liquidità o migliorare la redditività futura.

Il caso Fisker ci lascia quindi una lezione molto chiara.

Un buon prodotto non salva un’azienda priva di struttura.

L’entusiasmo del mercato non sostituisce la liquidità.

Gli ordini non sostituiscono i margini.

La comunicazione non sostituisce l’organizzazione.

La crescita non sostituisce il controllo.

Ed è proprio il Finanzialista a mettere insieme tutti questi elementi.

Non per frenare l’imprenditore.

Per permettergli di crescere senza perdere il controllo.

Per comprendere realmente questo approccio, tuttavia, non è sufficiente leggere un articolo.

Bisogna applicarlo a un’impresa vera.

 

Per questo MasterBANK permette ai Commercialisti di provare gratuitamente il metodo per trenta giorni, con l’affiancamento di un Tutor.

Si sceglie un caso pratico dello Studio.

Si raccolgono i dati.

Si analizza il modello di business.

Si individuano i rischi.

Si costruiscono simulazioni.

Si verifica se l’azienda dispone davvero della struttura economica, finanziaria e organizzativa necessaria per sostenere le proprie ambizioni.

È un modo concreto per comprendere cosa significhi lavorare da Finanzialista.

La domanda finale, quindi, non è se Fisker avesse costruito una buona automobile.

La vera domanda è un’altra.

Se uno dei tuoi clienti avesse oggi un prodotto eccellente, ordini in crescita e grande entusiasmo, sapresti capire se possiede anche l’azienda necessaria per sostenere quel successo?

Perché il momento migliore per scoprirlo non è quando iniziano i reclami, manca la liquidità e i fornitori smettono di fidarsi.

È molto prima.

Su www.masterbank.it puoi iscriverti e provare gratuitamente per 30 giorni, affiancato da un Tutor, il metodo MasterBANK applicato a un caso concreto del tuo Studio.

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