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Cosa avrebbe fatto un Finanzialista? Episodio 5 – WeWork: crescere non significa creare valore

Per anni WeWork è stata raccontata come una delle aziende più innovative del mondo.

Non vendeva semplicemente uffici.

Vendeva un nuovo modo di lavorare.

Spazi condivisi, comunità, flessibilità, design, tecnologia e una narrazione capace di trasformare un normale contratto immobiliare in qualcosa che sembrava molto più grande.

Gli investitori erano entusiasti.

Le aperture aumentavano.

La valutazione cresceva.

Il fondatore Adam Neumann era diventato uno dei simboli della nuova economia.

Da fuori, tutto sembrava confermare una sola idea: WeWork stava cambiando il mercato.

Poi il racconto si è spezzato.

Le perdite sono diventate impossibili da ignorare.

La quotazione è stata rinviata.

La fiducia degli investitori si è ridotta.

Il modello di business ha mostrato tutta la propria fragilità.

Molti hanno attribuito la crisi agli eccessi del fondatore, alla governance, alle spese o al fallimento dell’operazione di Borsa.

Sono tutti elementi importanti.

Ma un Finanzialista avrebbe iniziato da una domanda ancora più semplice.

 

Ogni nuova apertura rendeva l’azienda più forte oppure aumentava soltanto il fabbisogno finanziario?

È questa la domanda che separa la crescita dalla creazione di valore.

Due concetti che spesso vengono trattati come sinonimi, ma che non lo sono affatto.

Un’azienda può crescere rapidamente e diventare ogni anno più fragile.

Può aumentare il fatturato e perdere più denaro.

Può conquistare clienti e consumare più cassa.

Può aprire nuove sedi e moltiplicare i propri impegni futuri.

Può diventare più grande senza diventare migliore.

Il caso WeWork è particolarmente utile per i Commercialisti perché descrive un errore molto diffuso anche nelle piccole e medie imprese italiane.

L’imprenditore vede crescere il fatturato e interpreta automaticamente quel dato come un successo.

Apre una nuova sede.

Assume personale.

Acquista attrezzature.

Aumenta il magazzino.

Accetta ordini più grandi.

Investe in nuovi mercati.

Tutto sembra andare nella direzione giusta.

Ma quasi nessuno si ferma a chiedere se ogni nuova unità di crescita produca davvero un margine sufficiente a sostenere la struttura necessaria.

Il fatturato è visibile.

La complessità che porta con sé lo è molto meno.

WeWork stipulava contratti immobiliari di lungo periodo e offriva ai propri clienti formule molto più flessibili.

 

Questa asimmetria era il cuore del modello.

L’azienda assumeva impegni rigidi e pluriennali, mentre vendeva servizi che i clienti potevano interrompere molto più facilmente.

Finché la domanda cresceva, il sistema sembrava funzionare.

Quando il mercato rallentava, invece, i costi restavano.

È proprio questo il genere di fragilità che un Finanzialista cerca di individuare prima che diventi evidente.

Non si limita a domandare quanti clienti arriveranno.

Vuole capire quanto costa acquisirli.

Quanto rimangono.

Quanto margine generano.

Quanto capitale serve per aprire ogni nuova sede.

Quanto tempo occorre per raggiungere il punto di pareggio.

Cosa succede se l’occupazione scende.

Cosa accade se i prezzi devono essere ridotti.

Quanto è rigida la struttura dei costi.

Sono domande apparentemente semplici.

Eppure cambiano completamente la lettura del business.

Un imprenditore può dire:

“Aprendo una seconda sede raddoppieremo il fatturato.”

Il Finanzialista risponderà:

“Quanto capitale servirà prima che la seconda sede produca cassa?”

Un altro imprenditore può dire:

“Abbiamo acquisito un cliente molto importante.”

Il Finanzialista domanderà:

“Quale margine genera realmente e quanto capitale circolante assorbirà?”

Un altro ancora può dire:

“Quest’anno cresceremo del 30%.”

Il Finanzialista chiederà:

“Quanta liquidità consumerà quella crescita?”

Non è un atteggiamento negativo.

È il modo professionale di trasformare l’entusiasmo in una decisione sostenibile.

La crescita, infatti, non è mai gratuita.

Richiede organizzazione.

Persone.

Capitale.

Controllo.

Procedure.

Capacità finanziaria.

Più rapidamente cresce l’azienda, maggiore è il rischio che queste componenti non si sviluppino con la stessa velocità.

Ed è qui che molte imprese iniziano a perdere il controllo.

 

Il problema non è crescere.

Il problema è crescere senza sapere esattamente cosa sta succedendo sotto la superficie.

Nelle PMI italiane questa situazione è molto più comune di quanto sembri.

Un’impresa acquisisce un grande cliente e deve aumentare la produzione.

Il fatturato cresce.

Ma aumentano anche il magazzino, i crediti commerciali, gli straordinari, gli scarti, i costi di trasporto, la necessità di finanziamenti e la dipendenza dal nuovo committente.

Dopo un anno, l’azienda è più grande.

Ma non necessariamente più redditizia.

A volte è persino meno libera.

Ha più costi fissi.

Più debiti.

Più personale.

Più esposizione.

Più complessità.

E meno possibilità di cambiare direzione.

Il Commercialista vede spesso questa trasformazione quando il bilancio è già chiuso.

Il Finanzialista prova a intercettarla mentre sta accadendo.

Questa è una delle differenze più importanti tra i due ruoli.

Il Commercialista tradizionale ricostruisce il risultato.

Il Finanzialista accompagna la decisione.

Non dice soltanto all’imprenditore quanto ha guadagnato.

Gli mostra quale parte della crescita sta creando valore e quale invece sta consumando risorse.

Per farlo non basta calcolare qualche indice.

Serve un sistema di analisi più ampio.

Bisogna riclassificare correttamente i dati.

Separare costi fissi e variabili.

Misurare il margine per prodotto, cliente, reparto o sede.

Analizzare il capitale circolante.

Costruire budget economici e finanziari.

Simulare scenari.

Valutare investimenti.

Osservare l’andamento mensile, senza aspettare la fine dell’anno.

Sono attività che cambiano completamente il rapporto con l’imprenditore.

Il consulente non arriva più dopo la decisione.

Entra nel processo decisionale.

È questo il passaggio che molti Commercialisti stanno iniziando a comprendere.

La professione non perde valore perché cambia la tecnologia.

Perde valore quando resta confinata in attività che il cliente percepisce come obbligatorie, retrospective e scarsamente collegate alle scelte strategiche.

Diventa invece molto più forte quando il Commercialista riesce a utilizzare la propria conoscenza dell’impresa per aiutare l’imprenditore a scegliere.

 

È qui che nasce il Finanzialista.

Non una figura che sostituisce il Commercialista.

Una sua evoluzione.

Il Finanzialista conserva la capacità di leggere i numeri, ma li porta nel futuro.

Trasforma il bilancio in simulazione.

Il dato in scenario.

L’indice in domanda.

L’analisi in decisione.

Il caso WeWork mostra perfettamente perché questa evoluzione sia necessaria.

Per anni il mercato ha premiato la crescita dell’azienda senza chiedersi se quella crescita fosse economicamente sostenibile.

Quando la domanda è diventata inevitabile, gran parte del valore era già stata distrutta.

Nelle imprese clienti di uno Studio professionale il rischio è lo stesso, anche se le dimensioni sono molto diverse.

Una nuova filiale.

Un nuovo reparto.

Un importante contratto.

Un investimento immobiliare.

Un’acquisizione.

L’ingresso in un nuovo mercato.

Sono tutte decisioni che possono trasformare un’impresa.

Ma possono anche comprometterla.

La differenza non sta soltanto nell’intuizione dell’imprenditore.

Sta nella qualità delle analisi che precedono la scelta.

Ed è precisamente questo il metodo che abbiamo sviluppato in MasterBANK.

Non vogliamo insegnare al Commercialista a produrre un report più bello.

Vogliamo aiutarlo a entrare nelle decisioni che contano.

Attraverso strumenti professionali, simulazioni in tempo reale, analisi economiche e finanziarie, business plan, valutazione degli investimenti e supporto dell’Intelligenza Artificiale, il Commercialista può mostrare all’imprenditore gli effetti di una scelta prima che diventino irreversibili.

Non si tratta di diventare esperti di aziende gigantesche come WeWork.

Si tratta di applicare la stessa logica alle imprese che ogni Studio segue quotidianamente.

Perché il principio non cambia.

Una crescita che non produce margine, cassa e solidità non è necessariamente un successo.

Può essere soltanto un problema che sta diventando più grande.

Per comprendere davvero questo approccio, però, la teoria non basta.

 

Per questo MasterBANK offre ai Commercialisti la possibilità di provare gratuitamente il metodo per trenta giorni, con l’affiancamento di un Tutor.

Non una semplice visita alla piattaforma.

Non una raccolta di video da guardare da soli.

Un caso pratico dello Studio da seguire insieme.

Si parte da un’impresa reale.

Si analizzano i dati.

Si individuano le domande da porre.

Si costruiscono scenari.

Si verifica se la crescita sta creando valore o soltanto assorbendo risorse.

È il modo più semplice per capire cosa significhi lavorare da Finanzialista.

La domanda conclusiva, quindi, non riguarda WeWork.

Riguarda i tuoi clienti.

Se domani uno di loro ti annunciasse con entusiasmo di voler raddoppiare il fatturato, sapresti dimostrargli se quella crescita lo renderà più forte oppure soltanto più esposto?

La risposta non si trova nel bilancio dello scorso anno.

Si costruisce prima.

Su www.masterbank.it puoi iscriverti e provare gratuitamente per 30 giorni, affiancato da un Tutor, il metodo MasterBANK applicato a un caso concreto del tuo Studio.

 

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