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Cosa avrebbe fatto un Finanzialista? Episodio 1 – Varta: la crisi non nasce quando perdi Apple

Negli ultimi mesi molti giornali hanno raccontato la vicenda Varta con un titolo semplice e immediato:

“Apple cambia fornitore e Varta crolla.”

È una narrazione perfetta per un titolo di giornale. È breve, comprensibile e individua un colpevole. Purtroppo, è anche il modo peggiore per comprendere davvero perché un’azienda entri in crisi.

Chi lavora quotidianamente con gli imprenditori dovrebbe sapere che un’azienda non cambia improvvisamente stato da sana a malata. La crisi è quasi sempre un processo lento, fatto di piccoli segnali che si accumulano nel tempo. Il giorno in cui il mercato se ne accorge è quasi sempre il giorno in cui è troppo tardi per intervenire.

È proprio qui che nasce la differenza tra un Commercialista tradizionale e un Finanzialista.

Il primo, per formazione e per il ruolo che normalmente ricopre, fotografa il passato. Analizza i risultati, certifica ciò che è successo, ricostruisce le cause. È un lavoro fondamentale e insostituibile, ma arriva inevitabilmente dopo che gli eventi si sono verificati.

Il Finanzialista, invece, utilizza il bilancio come uno dei tanti strumenti disponibili. Il suo vero obiettivo è un altro: comprendere oggi quali decisioni potrebbero mettere in difficoltà l’azienda tra uno, due o cinque anni.

Per questo motivo, osservando il caso Varta, non partirebbe dalla perdita di Apple.

Partirebbe da una domanda molto più scomoda.

 

Come è possibile che un solo cliente sia riuscito a mettere in discussione l’equilibrio di un gruppo industriale internazionale?

Questa domanda cambia completamente il punto di osservazione.

Se un cliente rappresenta una quota troppo elevata del margine aziendale, il problema non nasce il giorno in cui quel cliente se ne va. Nasce il giorno in cui l’azienda decide, magari inconsapevolmente, di costruire il proprio futuro attorno a quella dipendenza.

Il Finanzialista avrebbe quindi iniziato a raccogliere informazioni molto prima della crisi.

Avrebbe voluto sapere quanto fatturato dipendeva realmente da Apple. Ma non si sarebbe fermato al fatturato. Avrebbe cercato di capire quale parte del margine operativo fosse generata da quella relazione commerciale. Sono due informazioni profondamente diverse. Perdere un cliente che genera il 10% dei ricavi può essere molto meno grave che perdere un cliente che produce il 40% della redditività.

Successivamente avrebbe analizzato la struttura finanziaria.

L’indebitamento cresceva più velocemente della capacità di generare cassa? Gli investimenti erano sostenuti da risultati industriali oppure da nuovo debito? Gli azionisti continuavano a finanziare il progetto perché convinti del suo futuro oppure semplicemente perché non potevano più permettersi di fermarsi?

Sono domande che raramente trovano risposta leggendo soltanto uno Stato Patrimoniale.

Servono competenze diverse.

Servono metodo.

Serve soprattutto la capacità di mettere insieme informazioni quantitative e qualitative.

È proprio questo il punto che, secondo me, molti Commercialisti stanno iniziando a percepire.

Le imprese non chiedono più soltanto qualcuno che sappia leggere un bilancio. Chiedono qualcuno che sappia interpretare il futuro.

L’imprenditore non è interessato a sentirsi spiegare perché il margine operativo è diminuito lo scorso anno. Vuole sapere se la scelta che sta facendo oggi potrebbe trasformarsi in un problema tra diciotto mesi.

Ed è qui che entra in gioco la figura del Finanzialista.

 

Il caso Varta ci insegna anche un’altra lezione estremamente importante.

Quando la stampa ha iniziato a parlare della perdita di Apple, molti hanno avuto la sensazione che quella fosse la causa della crisi. In realtà era soltanto il momento in cui il problema diventava visibile.

È un errore che vediamo continuamente anche nelle piccole e medie imprese italiane.

L’imprenditore attribuisce la crisi alla perdita di un cliente, all’aumento dei costi energetici, ai tassi d’interesse, alla guerra, al cambio euro-dollaro o a qualsiasi altro evento esterno.

Quasi mai quella è la vera causa.

L’evento esterno rappresenta semplicemente lo stress test che mette in evidenza una fragilità costruita negli anni.

Se quella fragilità non esistesse, l’azienda avrebbe certamente sofferto, ma avrebbe avuto gli strumenti per reagire.

Questa è una differenza enorme.

Ed è una differenza che cambia completamente il ruolo del consulente.

Il Commercialista che decide di evolversi verso la figura del Finanzialista non smette di essere Commercialista. Aggiunge una competenza nuova, molto più vicina alle decisioni strategiche dell’imprenditore.

Non aspetta il deposito del bilancio per iniziare l’analisi.

La accompagna durante tutto l’anno.

Osserva gli investimenti.

Analizza la concentrazione dei clienti.

Valuta la sostenibilità finanziaria.

Simula scenari.

Costruisce business plan.

Confronta alternative.

Aiuta l’imprenditore a scegliere prima che i problemi diventino irreversibili.

 

È esattamente questo il metodo che abbiamo sviluppato in MasterBANK.

Non un software che produce automaticamente qualche indice in più.

Non un corso teorico sulla finanza aziendale.

Ma un metodo operativo che consente al Commercialista di affrontare casi reali utilizzando strumenti professionali, Intelligenza Artificiale e il supporto continuo di un Tutor.

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Perché soltanto seguendo un’impresa reale è possibile comprendere cosa significhi davvero ragionare da Finanzialista.

Forse è proprio questa la domanda che ogni Commercialista dovrebbe iniziare a porsi.

Se un mio cliente fosse oggi nella stessa situazione in cui si trovava Varta tre anni prima della crisi, sarei in grado di accorgermene?

Se la risposta non è un “sì” convinto, probabilmente è arrivato il momento di conoscere un metodo diverso.

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