
Ospite di “Dossier” su Class CNBC, Massimo Bolla, amministratore unico di WIN the BANK, ha spiegato perché la digitalizzazione può cambiare radicalmente il rapporto tra Commercialisti e piccole imprese: meno tempo impiegato per costruire l’analisi, più spazio per interpretare i numeri, affiancare l’imprenditore e partecipare alle decisioni. Con una scelta precisa sull’intelligenza artificiale: prima la matematica dimostrabile, poi l’AI.
La trasformazione digitale degli Studi professionali viene spesso raccontata attraverso ciò che la tecnologia riuscirà ad automatizzare, dalle attività contabili agli adempimenti, fino alla produzione di documenti e analisi. Ma potrebbe esserci una conseguenza molto più interessante: utilizzare la tecnologia non semplicemente per fare più velocemente ciò che il Commercialista faceva già, ma per rendere economicamente possibile un tipo di consulenza che fino a oggi, soprattutto per le piccole imprese, era spesso troppo lenta e costosa.
È il tema affrontato da Massimo Bolla, amministratore unico di WIN the BANK, intervistato nel programma Dossier di Class CNBC, dove ha presentato l’esperienza di MasterBANK e una precisa visione sull’evoluzione della professione.
Il punto di partenza indicato da Bolla è apparentemente semplice: i Commercialisti non hanno un problema di competenza, hanno un problema di tempo.
Per realizzare un’analisi finanziaria completa, il professionista è stato tradizionalmente costretto a raccogliere informazioni, trasferire dati, lavorare su fogli Excel e predisporre elaborazioni che possono richiedere giorni. Un lavoro tecnicamente importante, ma con una contraddizione economica evidente: quelle ore devono essere sostenute dallo Studio e, alla fine, pagate da una piccola impresa che spesso non dispone del budget necessario per una consulenza così onerosa.
È su questa contraddizione che, secondo quanto spiegato nell’intervista, è stato sviluppato MasterBANK, con l’obiettivo di ridurre un processo di analisi finanziaria che poteva richiedere circa una settimana a un’attività realizzabile nell’ordine di un’ora.
La differenza non riguarda soltanto la produttività.
Ridurre drasticamente il tempo necessario per costruire l’analisi significa modificarne l’economia: il Commercialista può dedicare una parte maggiore del proprio tempo alla comprensione dei risultati e al confronto con l’imprenditore, mentre la consulenza diventa accessibile anche a imprese che difficilmente potrebbero sostenere giornate intere di lavoro professionale.
Ma nell’intervista emerge anche un secondo problema, meno tecnologico e probabilmente più delicato: il Commercialista non ama vendere.
Difficilmente un professionista vuole trasformarsi in un venditore che telefona ai clienti per proporre nuovi servizi o costruisce continuamente campagne per convincerli ad acquistare consulenza.
La strada proposta da Bolla è diversa: fare in modo che l’imprenditore possa vedere rapidamente il problema, comprenderne gli effetti e rendersi conto personalmente della necessità di approfondirlo.
In altre parole, non spiegare per mezz’ora perché una consulenza potrebbe essergli utile, ma fargli vedere in pochi minuti perché gli serve.
È qui che la questione tecnologica diventa un problema di posizionamento professionale.
Per decenni una parte importante del rapporto tra Commercialista e piccolo imprenditore si è sviluppata intorno alla contabilità, alle dichiarazioni, alle scadenze e agli adempimenti. Attività indispensabili che, tuttavia, hanno contribuito a creare una conseguenza pericolosa: il professionista viene frequentemente percepito come un costo necessario.
E quando qualcosa viene percepito come un costo, inevitabilmente si cerca di contenerlo.
La situazione cambia quando il Commercialista entra invece nel momento in cui l’imprenditore deve prendere una decisione.
Ottenere un finanziamento, acquistare un macchinario, assumere personale, comprendere quanta liquidità servirà nei mesi successivi, valutare la sostenibilità del debito o prepararsi adeguatamente al confronto con una banca sono questioni sulle quali anche una piccola impresa ha ormai bisogno di informazioni molto più sofisticate rispetto al passato.
Come ricordato da Bolla a Dossier, non è più il tempo in cui ci si presenta in banca con la brochure dell’azienda e un bilancio.
Se il Commercialista riesce ad affiancare l’imprenditore in queste situazioni, il suo ruolo cambia: non è più soltanto il professionista necessario per rispettare un obbligo, ma diventa una “spalla” nelle decisioni.
E un costo necessario e un investimento utile vengono percepiti dall’imprenditore in maniera profondamente diversa.

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
La scelta descritta da Bolla va contro una tendenza oggi molto diffusa: affidare direttamente all’AI numeri, bilanci e informazioni aziendali chiedendole di produrre una diagnosi e indicare che cosa dovrebbe fare l’impresa.
MasterBANK parte da un principio differente.
Ciò che può essere calcolato deve essere calcolato.
E deve esserlo attraverso algoritmi matematici ricostruibili, dimostrabili e difendibili.
Se un imprenditore chiede se sia preferibile realizzare l’investimento A oppure l’investimento B, il professionista deve poter spiegare quali dati sono stati utilizzati, quali calcoli sono stati effettuati e quali risultati producono le differenti ipotesi.
Non può limitarsi a rispondere che una soluzione è preferibile perché lo sostiene un modello di intelligenza artificiale del quale non è possibile ricostruire in maniera deterministica il ragionamento.
La formula proposta è quindi molto netta: matematica per il calcolo, competenza per l’interpretazione, intelligenza artificiale per ampliare l’analisi.
L’AI può intervenire successivamente con suggerimenti, scenari, piani di miglioramento, interpretazioni e contenuti discorsivi, diventando uno strumento estremamente potente nelle mani del professionista senza essere trasformata arbitrariamente nel giudice finale di una decisione finanziaria.
Il ragionamento assume un peso particolare in un Paese caratterizzato da una presenza enorme di piccole e micro imprese.
Bolla ha sottolineato durante l’intervista una delle contraddizioni storiche dell’imprenditoria italiana: una straordinaria capacità tecnica, produttiva e creativa può convivere con una cultura economico-finanziaria molto meno sviluppata.
Si possono costruire prodotti eccellenti, conoscere perfettamente una lavorazione, un mercato o una tecnologia e, contemporaneamente, continuare a governare finanziariamente l’impresa osservando prevalentemente il saldo del conto corrente.
Finché le cose funzionano, questo approccio può sembrare sufficiente.
Il problema emerge quando il conto corrente racconta finalmente la crisi: a quel punto, spesso, la crisi è già iniziata da tempo.
Una maggiore capacità di guardare avanti consente invece all’imprenditore di valutare prima le conseguenze di un investimento, comprendere la propria capacità di indebitamento, anticipare una tensione finanziaria e confrontare scenari differenti prima di trasformare una scelta in un fatto irreversibile.

Dall’intervista di Dossier emerge quindi una visione della digitalizzazione molto diversa dalla semplice sostituzione del lavoro umano.
Automatizzare un’attività che richiedeva una settimana e portarla nell’ordine di un’ora non significa comprimere una settimana di competenza dentro sessanta minuti.
Significa eliminare una parte del lavoro necessario per arrivare alla consulenza e restituire quel tempo alla consulenza stessa.
È probabilmente questa la questione più interessante per il futuro dei Commercialisti.
Se la tecnologia verrà utilizzata soltanto per produrre più velocemente bilanci, report e documenti, avremo Studi più efficienti che continueranno sostanzialmente a svolgere lo stesso mestiere.
Se invece servirà a rendere economicamente sostenibile l’analisi finanziaria anche per il piccolo imprenditore, allora potrebbe modificare qualcosa di molto più importante: il momento nel quale il Commercialista entra nella vita dell’azienda.
Non più soltanto quando bisogna registrare ciò che è accaduto.
Ma quando c’è ancora il tempo per decidere che cosa far accadere.

