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Commercialista: perché conoscere il bilancio come lo legge la banca

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione , la numero 18610, depositata il 30 giugno 2021, affronta in modo sistematico i temi della concessione “abusiva” del credito da parte degli intermediari finanziari alle imprese in crisi.

Il tema è quello della conseguente responsabilità delle banche nei confronti dell’impresa debitrice e dei creditori, oltre che della legittimazione del curatore fallimentare a procedere in giudizio a tutela dell’impresa e dei creditori stessi.

Questa ordinanza ritiene la Banca responsabile per l’erogazione abusiva del credito alle imprese in crisi, e la conseguenza è che il legislatore sia, quindi, legittimato ad agire per i danni cagionati alla società e alla massa dei creditori. In questo contesto, appare allo scrivente ovvio che la mia tesi, che da anni argomento, del cosiddetto “credit crunch” in materia bancaria, sia sostenuta da nuove argomentazioni.

Se negli scorsi anni ho avuto ragione a prevedere la restrizione del credito, ora posso prevedere, essendo facile profeta, che le banche negozieranno il credito con maggiore rigidità, stanti le maggiori pressioni su di loro.

Questo, in un contesto di crisi pandemica, pone il dottore Commercialista ancora più sotto pressione, poiché l’imprenditore, alla fine, si rivolgerà al suo consulente non solo per le operazioni di nuova finanza, ma anche per le operazioni di mero rinnovo del rapporto bancario in essere.

 

Il problema della diversa lettura del bilancio

Anni or sono, trascorsi mesi insieme ad amici che lavorano, ad alti livelli, in banca.

Dopo un ventennio speso a studiare la materia dei finanziamenti d’azienda (e ad insegnarla), ritenni socraticamente di “sapere di non sapere”. O meglio, mi era ben nota la teoria, ma mi serviva un approccio pratico: dovevo capire il bilancio “come lo leggono le banche”.

E chi, meglio di chi lavora in banca ad altri livelli, poteva aiutarmi a comprenderlo?

Del resto, a quelle persone, uomini e donne di banca, il lavoro di sviluppo di un modello di analisi del bilancio serviva, esattamente come serviva a me e – in futuro – ai miei allievi dottori Commercialisti. Infatti, è ben vero che le banche sono dotate di sistemi di rating interni, ma il loro accesso è estremamente riservato e protetto, anche ad altissimi livelli: un manager bancario non poteva permettersi di avviare tutta una complessa procedura commerciale per poi scoprire, dopo aver impiegato tempi e risorse di personale che “il sistema ha detto no”.

Ergo, insieme abbiamo studiato, su diversi modelli di banca, un modo di leggere il bilancio che fosse uniforme, analogo, simile tra tutte le aziende bancarie.

Dopo un semestre di lavoro, abbiamo determinato un modello su foglio elettronico che, partendo dalla teoria dei finanziamenti d’azienda, fosse in grado di replicare le logiche di funzionamento dei sistemi interni bancari, in buona sostanza “anticipandone” il giudizio.

Per me, si è trattato di un fantastico viaggio, molto pratico e operativo, nella costruzione di un modello di lettura del bilancio “come lo legge la banca”, molto diverso dalla visione classica che tutti abbiamo imparato sui banchi universitari.

 

Video per approfondimenti

Di seguito tre video brevi in cui approfondisco il tema dell’articolo:

 

 

Conclusione

Perché dunque un dottore Commercialista dovrebbe interessarsi alla materia? Come spiego nei video, perché ci sono diverse competenze, molto tecniche, da approfondire.

  1. La prima è certamente la capacità di riscrivere il bilancio del cliente in “quattro quadranti”, come raccomandato dalla migliore dottrina di finanziamenti d’azienda. Appare facile, in teoria, ma non è affatto semplice saperlo fare nella prassi professionale.
  2. La seconda è la capacità di riscrivere sia lo stato patrimoniale, sia il conto economico, il conformità all’impostazione di cui al punto precedente.
  3. La terza è la conseguenza logica del secondo passaggio: saper riscrivere il rendiconto finanziario come lo leggono le banche, facendo emergere grandezze come i free cash flow o gli excess cash flow e dimostrando contabilmente le correlate quadrature, in termini di delta PFN totale e Delta PFN a breve, rispettivamente.
  4. La quarta è la capacità di analizzare l’impresa secondo un ben preciso set di sei indicatori strategici e poi presentarla all’intermediario finanziario in termini di sei precise aree della gestione.
  5. Infine, la quinta ragione è la capacità di saper dialogare, così facendo, con il sistema nazionale delle leggi agevolate e con gli enti pubblici, per esempio sapendo monitorare automaticamente i nuovi strumenti del Medio Credito Centrale, non solo in termini retroattivi, ma anche prospettici e previsionali.

In conclusione, saper dotare lo studio del dottore Commercialista degli stessi strumenti di lavoro, operativi, degli uffici di analisi fido delle migliori banche nazionali, consente di acquisire un vantaggio competitivo e di meglio posizionarsi nel settore della consulenza ai propri clienti storici e verso nuovi clienti, rispondendo a quelle sfide citate nell’introduzione di questo articolo.

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