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Commercialista, diventa più forte dell’Intelligenza Artificiale

Il giorno in cui una macchina saprà leggere un bilancio meglio di te non sarà necessariamente la fine della tua professione. Potrebbe essere il giorno in cui finalmente comincerà quella vera.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui stiamo raccontando l’Intelligenza Artificiale ai professionisti, perché continuiamo a discutere di quanto velocemente sappia leggere un documento, interpretare un bilancio, scrivere una relazione, individuare un’anomalia, confrontare migliaia di informazioni e costruire in pochi secondi ciò che fino a ieri richiedeva ore di lavoro, mentre quasi nessuno sembra avere il coraggio di affrontare la domanda che dovrebbe togliere il sonno a ogni Commercialista che abbia ancora intenzione di essere importante nella vita dei propri clienti:

quando l’Intelligenza Artificiale saprà fare quasi tutto quello che oggi consideriamo il nostro lavoro, che cosa resterà di noi?

È una domanda brutale.

Ed è inutile addolcirla.

Perché l’Intelligenza Artificiale non si stanca, non arriva in Studio nervosa, non dimentica un documento sulla scrivania, non ha bisogno di dormire, può analizzare quantità di informazioni che nessun essere umano riuscirà mai a leggere nell’arco della propria vita e continuerà a migliorare a una velocità con la quale sarebbe semplicemente ridicolo pensare di competere.

Se il nostro valore consiste nel sapere cose, abbiamo un problema.

Se consiste nel leggere documenti, abbiamo un problema.

Se consiste nel fare calcoli, abbiamo un problema.

Se consiste nel prendere informazioni, ordinarle e produrre una relazione professionale, abbiamo un problema enorme.

E forse è arrivato il momento di smetterla di raccontarci che la nostra esperienza, da sola, ci proteggerà.

Non lo farà.

 

Ma c’è una cosa che la macchina non vede quando guarda un bilancio.

Vede i numeri.

Noi dobbiamo vedere le persone che ci sono dietro.

Dentro quei ricavi, quei debiti, quella posizione finanziaria netta, quel margine che si sta restringendo e quel capitale circolante che comincia a divorare liquidità non esiste soltanto un’impresa da ottimizzare, perché spesso esiste un uomo che trent’anni prima ha aperto un capannone con quattro dipendenti e oggi ne ha quaranta, esiste sua moglie che ha firmato garanzie senza probabilmente comprenderne fino in fondo le conseguenze, esistono figli che forse entreranno nell’azienda, esistono collaboratori che hanno costruito la propria vita intorno a quello stipendio, esistono case date in garanzia, amicizie diventate rapporti di lavoro, famiglie che dipendono da quell’impresa e notti nelle quali qualcuno guarda il soffitto chiedendosi se il mese successivo riuscirà ancora a pagare tutti.

Nel database dell’Intelligenza Artificiale tutto questo può diventare contesto.

Per noi deve diventare responsabilità.

Ed è una differenza gigantesca.

Perché un algoritmo può essere progettato per cercare una soluzione ottimale, minimizzare una perdita, massimizzare un rendimento, eliminare inefficienze, ridurre esposizioni e selezionare tra migliaia di possibilità quella statisticamente più promettente, ma un essere umano non è una variabile da ottimizzare e un’azienda non è soltanto una macchina economica dalla quale eliminare ciò che non produce abbastanza.

Portiamo volontariamente questa logica fino al suo limite più assurdo.

Se qualcosa non funziona, lo eliminiamo.

Un prodotto non funziona? Eliminiamolo.

Un reparto perde denaro? Chiudiamolo.

Un investimento distrugge valore? Interrompiamolo.

Una risorsa è inefficiente? Sostituiamola.

E se fosse l’imprenditore a non funzionare più?

Se fosse indebitato, terrorizzato, esausto, incapace di vedere una via d’uscita e apparentemente diventato lui stesso l’elemento più fragile del sistema, quale sarebbe la conclusione di una logica di pura eliminazione?

Dovrebbe morire?

Naturalmente no.

Ed è proprio l’assurdità, persino la violenza, di questa domanda a ricordarci qualcosa che rischiamo di dimenticare mentre ci innamoriamo dell’efficienza delle macchine:

la soluzione matematicamente più efficiente a un problema formulato male può essere una soluzione umanamente mostruosa.

È qui che comincia il nostro lavoro.

Non finisce.

Comincia.

 

Voglio Commercialisti capaci di battere l’Intelligenza Artificiale

Non nel calcolo.

Non nella memoria.

Non nella velocità.

Sarebbe una battaglia patetica, combattuta sul terreno scelto dall’avversario e persa prima ancora di cominciare.

Voglio che la macchina analizzi più velocemente di noi, legga più documenti di noi, costruisca più scenari di noi, trovi correlazioni che non abbiamo visto, ci faccia domande alle quali non avevamo pensato e ci costringa persino a mettere in dubbio le nostre convinzioni.

Poi voglio che il Commercialista faccia qualcosa di immensamente più difficile.

Voglio che alzi gli occhi dal monitor.

Che guardi quell’uomo.

Che capisca quando sta dicendo la verità e quando sta mentendo prima di tutto a se stesso, che comprenda se dietro la richiesta di un nuovo finanziamento esiste davvero un progetto oppure soltanto il disperato tentativo di rimandare un problema, che abbia il coraggio di dire che un investimento apparentemente affascinante non deve essere fatto, che sappia distinguere un’impresa temporaneamente in difficoltà da un modello economico che non funziona più e che riesca a capire quando bisogna combattere, quando bisogna cambiare e, qualche volta, quando bisogna fermarsi prima di distruggere anche ciò che può ancora essere salvato.

Questa è consulenza.

Il resto, sempre più spesso, sarà elaborazione.

E allora forse abbiamo completamente sbagliato prospettiva.

Forse l’Intelligenza Artificiale non sta arrivando per rendere inutile il Commercialista.

Sta arrivando per rendere inutile il Commercialista che ha scelto di rimanere inutile.

Quello che riceve il bilancio quando ormai tutto è successo.

Quello che spiega magnificamente il passato ma non entra mai nel futuro.

Quello che incontra l’imprenditore per parlare di ciò che deve pagare e quasi mai di ciò che dovrebbe decidere.

Quello che conosce perfettamente le conseguenze fiscali di un investimento ma non vuole sapere se quell’investimento economicamente abbia senso.

Quello che dispone di una quantità enorme di informazioni sull’azienda e continua a comportarsi come se il proprio compito terminasse nel momento in cui quelle informazioni sono state correttamente registrate.

Quel modello professionale ha un problema enorme.

E non sarà una legge, un albo, una tariffa o una dichiarazione sull’importanza della professione a salvarlo.

Perché mentre noi discutiamo di quello che una macchina dovrebbe o non dovrebbe poter fare, la macchina continua a imparare.

 

Quindi fatela lavorare.

Fatela lavorare come una bestia.

Fatele leggere quello che voi non avete il tempo di leggere, fatele confrontare ciò che non riuscireste materialmente a confrontare, fatele costruire ipotesi, cercare anomalie, analizzare scenari e trasformare montagne di informazioni in materiale sul quale esercitare il vostro giudizio.

Ma non consegnatele mai l’ultima parola.

Perché quella parola appartiene a chi dovrà guardare negli occhi l’imprenditore quando le cose andranno bene.

E soprattutto quando andranno male.

Questo è il confine che dobbiamo difendere, ma non difenderlo nascondendoci dietro la tradizione, bensì diventando talmente preparati, talmente veloci nell’analisi, talmente forti nella comprensione economico-finanziaria e talmente vicini alle decisioni dell’imprenditore da rendere evidente la differenza tra avere una risposta e avere accanto qualcuno capace di aiutarti a decidere.

Io non voglio che un Commercialista utilizzi l’AI per produrre cinquanta pagine in trenta secondi.

Voglio che utilizzi quei trenta secondi per arrivare prima al problema.

Voglio che possa prendere un bilancio e capire rapidamente dove guardare, costruire un Business Plan senza trasformare ogni previsione in una settimana passata dentro Excel, simulare un investimento mentre l’imprenditore è ancora seduto davanti a lui, cambiare una variabile e vedere immediatamente quali conseguenze produce sul patrimonio, sulla liquidità, sul debito e sulla sostenibilità finanziaria, mettere sotto pressione una decisione prima che quella decisione diventi un contratto firmato, un mutuo acceso, un capannone acquistato o cinque persone assunte.

Perché prima è consulenza.

Dopo, troppo spesso, è autopsia.

Ed è questo il salto che abbiamo cercato di costruire in MasterBANK: non sostituire il giudizio professionale con l’Intelligenza Artificiale, ma mettere nelle mani del professionista una potenza di analisi, calcolo, simulazione e interpretazione che gli permetta finalmente di arrivare al momento della decisione con strumenti enormemente più forti di quelli che aveva prima.

L’AI può interpretare, interrogare, spiegare, proporre ulteriori scenari.

I modelli quantitativi devono continuare a produrre risultati verificabili, ricostruibili e difendibili.

E alla fine deve esserci un essere umano competente che abbia il coraggio di dire:

“Adesso ho capito. Adesso ragioniamo su cosa fare.”

Perché questo mestiere, quando viene fatto davvero, può cambiare la vita delle persone.

Non è retorica.

Un investimento evitato in tempo può salvare un patrimonio.

Una tensione finanziaria individuata dodici mesi prima può evitare una crisi.

Un prezzo corretto può salvare marginalità che l’imprenditore stava regalando senza rendersene conto.

Un Business Plan costruito seriamente può impedire di finanziare un’illusione.

Una simulazione fatta prima di assumere nuovo debito può cambiare una decisione.

Una domanda fatta nel momento giusto può costringere un imprenditore a vedere quello che per mesi non ha voluto vedere.

E una decisione migliore può significare un’azienda che continua a esistere, dipendenti che continuano a lavorare, figli che non ereditano un disastro, una casa che non viene trascinata dentro il fallimento di un progetto imprenditoriale e una persona che torna finalmente a dormire senza chiedersi, alle quattro del mattino, quanto tempo le rimane prima che tutto venga giù.

Questo è il livello al quale dovremmo misurare le nostre performance.

Non quante pratiche abbiamo chiuso.

Non quante ore abbiamo lavorato.

Non quante pagine abbiamo prodotto.

Ma quante volte, grazie alla nostra competenza, qualcuno ha preso una decisione migliore.

E allora incazzatevi.

Incazzatevi se una macchina riesce in dieci secondi a fare qualcosa per cui voi impiegate tre ore.

Non per fermarla.

Perché vi sta mostrando che quelle tre ore non sono più il posto nel quale dovete spendere la vostra vita professionale.

Usatele per diventare mostruosamente bravi in ciò che rimane.

Studiate finanza.

Studiate strategia.

Studiate organizzazione.

Imparate a leggere un’impresa oltre il bilancio.

Imparate a fare domande alle quali l’imprenditore non vorrebbe rispondere.

Imparate a costruire scenari.

Imparate a smontare le vostre stesse convinzioni.

Usate strumenti più potenti.

Pretendete numeri difendibili.

Mettete sotto stress le decisioni.

Entrate nelle aziende.

Parlate con le persone.

Guardate gli imprenditori negli occhi.

E quando una macchina vi consegna una risposta perfettamente scritta, abbiate ancora la forza intellettuale di domandarle:

“E se avessi torto?”

Perché lì dentro non c’è un videogame.

Ci sono vite vere.

L’Intelligenza Artificiale non deve abbassare il valore del Commercialista.

Deve alzare violentemente l’asticella.

Deve obbligarci a diventare ciò che per troppo tempo abbiamo potuto permetterci di non essere: professionisti capaci non soltanto di conoscere, ma di comprendere; non soltanto di analizzare, ma di scegliere; non soltanto di certificare ciò che è successo, ma di intervenire mentre esiste ancora il tempo per cambiare ciò che succederà.

E se questa trasformazione ci spaventa, bene.

Forse significa che la sfida è finalmente abbastanza grande.

Io non voglio battere l’Intelligenza Artificiale spegnendola.

Voglio accenderla.

Voglio portarla al massimo.

Voglio utilizzare tutta la potenza che può darmi.

E poi voglio costruire professionisti capaci di andare oltre il punto nel quale la macchina si ferma.

Perché alla fine di ogni indice, di ogni rating, di ogni Business Plan, di ogni simulazione e di ogni previsione esiste qualcosa che nessun algoritmo dovrebbe farci dimenticare.

Un essere umano.

E se grazie alla tecnologia possiamo diventare abbastanza bravi da aiutarlo a non commettere l’errore che gli avrebbe distrutto l’azienda, abbastanza preparati da mostrargli una strada che non riusciva più a vedere, abbastanza coraggiosi da fermarlo quando sta andando nella direzione sbagliata e abbastanza competenti da accompagnarlo quando invece vale la pena combattere, allora non avremo semplicemente trovato un modo per sopravvivere all’Intelligenza Artificiale.

Avremo trovato una ragione molto più importante per fare questo mestiere.

  • Migliorare le decisioni.
  • Salvare valore.

E, qualche volta, migliorare davvero la vita degli esseri umani.

Quindi uscite dallo Studio, metaforicamente o fisicamente.

Prendete tutta la tecnologia che avete a disposizione.

Studiate più di prima.

Pretendete più da voi stessi.

Diventate più forti.

E la prossima volta che un imprenditore si siede davanti a voi con una decisione capace di cambiare i prossimi dieci anni della sua vita, non limitatevi a chiedervi che cosa direbbe l’Intelligenza Artificiale.

Fatevi una domanda molto più difficile:

“Che cosa riesco a vedere io che la macchina non può vedere?”

È da lì che ricomincia il Commercialista.

Ed è da lì che comincia il Finanzialista MasterBANK 

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